Il giorno dopo degli attentati al giornale satirico parigino Charlie Hebdo, che ha provocato 12 vittime e ha lasciato la Francia sotto choc, suscitando una bufera di dibattiti e discussioni sul terrorismo islamico che bussa alle porte dell’Europa, piovono condanne da tutte le parti.

Tra i primi a condannare l’attentato ed esprimere le condoglianze per le vittime, schierandosi per la libertà d’espressione attaccata,è proprio l’Arabia Saudita.

La stessa Arabia Saudita dove oggi viene eseguita in pubblico la condanna allo scrittore e attivista saudita Raif Badawi, accusato di apostasia, avendo osato mettere in discussione alcuni concetti della religione islamica, e per aver esercitato il diritto sacro santo della libertà d’espressione.

“Raif é stato arrestato il 17 giugno 2012 senza nessun fondamento legale, ma su falsità e accuse infondate”, racconta Ansaf Haidar, sua moglie e compagna di vita, intervistata da ZENIT.

“Dopo un processo sommario, è stato condannato a dieci anni di carcere, 1000 frustate e una multa di un milione di rial sauditi (circa 200 mila euro), con il divieto di espatrio e di esercitare la scrittura, per altri dieci anni dopo l’uscita dalla prigione”, prosegue Haidar.

Raif Badawi sarà sottoposto proprio oggi alle prime 50 delle 1000 frustate cui è stato condannato. Le 50 frustate saranno somministrate in pubblico, dopo la preghiera del venerdì, all’esterno della moschea di al Jafali nella città di Gedda. Le restanti 950 frustate saranno eseguite nelle 19 settimane successive.

Il 1° settembre 2014 la corte d’appello di Gedda ha giudicato Badawi colpevole di aver creato e amministrato il forum di discussione “Liberali dell’Arabia Saudita” e di aver insultato l’Islam.

Le organizzazioni internazionali per i diritti umani, che hanno in diverse occasioni, sollecitato le autorità saudite a non procedere all’esecuzione della pena e a rilasciare immediatamente e senza condizioni Raif Badawi, considerato un prigioniero di coscienza.

Raif lascia oltre alla moglie Ansaf, tre bambini, che non riescono a capire, perché loro padre, che non ha ucciso nessuno, sia stato condannato, detenuto e oggi fustigato: “Siamo tutti molto colpiti e provati, sopratutto i bambini che soffrono molto per loro padre, anche se cerco di alleviare questo dolore, dando loro il più possibile una vita normale e serena nel nostro asilo nel Quebec, in Canada”.

Le frustate, così come altre forme di sanzione corporale, sono vietate dal diritto internazionale. Ma perché l’Occidente tace e l’Europa fa finta di nulla, senza prendere una posizione chiara sulle continue violazioni dei diritti umani in Arabia Saudita?

Il Petrolio, replica Haidar con una sola parola. “Malgrado questo silenzio complice – spiega la donna – ci sono delle posizioni di solidarietà da diversi paesi, ma non c’è speranza che le situazione politica e sociale in Arabia Saudita cambi, visto che la religione controlla la vita privata delle persone e detta le sue regole”.

(Naman Tarcha, Zenit.org)

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