L’avevano chiamata «la rivoluzione gentile», sperando che il sorriso timido, l’aria imbrattata e l’accentuato sigmatismo (la cosiddetta s moscia) nascondessero un piglio fermo e progressista. Popolo, ceto medio e sinistra al caviale si erano dem/limitati a maggio del 2011, regalando all’avvocato Giuliano Pi.sapia l’inaspettata vittoria alle amministrative. Sindaco di Milano. dopo quasi un ventennio di dominio avverso. Prometteva una città più bella e più giusta: verde e solidale. Mezzo mandato Più tardi, al suo volto da uomo perbene gli oppositori aggiungono affilati canini, per renderlo più somigliante al conte Dracula.

Coreografia che non è solo arma di dileggio politico. La svolta «arancione› promessa da Pisapia si è trasformata in una tenebra: tasse, tasse e ancora tasse. Su tutto lo scibile tributario: persone fisiche, imprese, servizi, mezzi pubblici, turismo. mobilità. Non si tratta di ritocchi simbolici. ma di sonore stangate. Il bilancio di previsione presentato in questi giorni non lascia adito a strumentalizzazioni: nel 2010, l’annodi interregno con l’ex sindaco, Letizia Moratti, poi sconfitta alle elezioni, sono entrati nelle casse del comune 632 milioni di euro di tasse. Il consuntivo del 2012, rimpinzato dalle amare medicine arancioni, annota 1.243 milioni di entrate correnti di natura tributaria e perequativa». Detto più gergalmente: le imposte sono raddoppiate. Emblematica la storia dell’abbonamento ai mezzi pubblici per gli anziani: in campagna elettorale Pisapia aveva promesso che sarebbe stato gratuito. Invece è passato da 16 a 30 eum al mese.

Ma il salasso è generale. E ben più cospicuo del taglio dei trasferimenti statali, evocati ossessivamente come causa di tutti i mali e diminuiti di 259 milioni: da 737 nel 2010 a 478 nel 2012. Cittadini. sindacati, commercianti, compagni e gran borghesi non nascondono più il disappunto. Il rinascimento meneghino sembra ormai una pia illusione. Del resto, la vocazione da tassator cortese era stata ben intuita perfino dall’allora segretario milanese della Cgil. Onorio Rosati. A luglio del 2011. due mesi dopo le elezioni. attaccava: »A pagare sono sempre gli stessi. Non ci servono ragionieri che fanno conti da salumiere. ma scelte politiche». Il seguito è stato un profluvio di gabelle: la soglia di esenzione dell’I rpef è stata dimezzata da 33.500 a 15 mila eum. l’ Imu A salita del 37 per cento e la tassa sui rifiuti del 31, il costo del biglietto del tram è aumentato del 50 per cento, l’occupazione del suolo pubblico cresciuta esponenzialmente. Senza contare l’area C: un balzello da 5 euro per ogni auto che entra in centro.

Fonte: Panorama

Assemblea del PD milanese al teatro Franco Parenti

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