Finirà così, che i cittadini saranno chiamati a rieleggere presidenti e consiglieri delle Province sciolte e i dipendenti degli enti costretti a togliere il cellophane dalle poltrone, dare una ripulita agli stucchi, riaprire i palazzi al pubblico. La tragedia delle Province sciolte almeno due volte, ma ancora vive e vegete si arricchisce di un nuovo colpo di scena. A causarlo, incredibilmente, è il decreto legge contro il femminicidio, approvato dal governo di Enrico Letta. Cosa c’ entri il contrasto alla violenza sulle donne con l’ abolizione delle Province è presto detto. Tutto nasce, guarda caso, con un pasticcio fatto ai tempi del governo di Mario Monti.

L’ abolizione degli enti territoriali, approvata con grande grancassa poche settimane dopo l’ insediamento di quell’esecutivo, infatti, era stata bocciata mesi fa dalla Consulta. Per porre rimedio a quella bocciatura dei giudici il governo in carica ha cercato di correre ai ripari, infilando tra le norme contro il femminicidio l’ articolo 12, che proroga fino a giugno 2014 i commissariamenti effettuati dal vecchio governo sugli enti disciolti e ne dispone di nuovi per le Province che verranno a scadenza di mandato. In attesa che si intervenga con una nuova legge, dunque, quelle situazioni resterebbero congelate ancora per qualche tempo.

L’ intervento di urgenza serviva a tappare una falla enorme e potenzialmente costosissima: in assenza di una decisione in tal merito, infatti, verrebbero automaticamente convocate le elezioni, come se niente fosse accaduto, come se due diversi governi non avessero provato norme per cancellare le Province, spostando le competenze ad altri enti. Sono ben venti, secondo gli uffici legislativi di Palazzo Chigi che hanno scritto la relazione che accompagna il testo, le Province che rischiano di resuscitare, tornando a vivere come ai bei tempi, col consiglio provinciale a pieno regime, gli assessori, i dirigenti e tutto il resto.

Tra quelle interessate ci sono, per esempio, le amministrazioni provinciali di Como, Varese, Vicenza, La Spezia e Ancona, per citarne alcune. Oltre alla beffa per i cittadini che sarebbero chiamati a votare per un ente disciolto ci sarebbe anche un discreto danno per tutti gli italiani: i risparmi dovuti a quei tagli, infatti, quelli per la mancata convocazione delle urne e per la gestione ordinaria delle strutture, sono già stati contabilizzati dal bilancio statale. Qualora le Province dovessero resuscitare, dunque, per coprire il buco servirebbero nuove tasse.

tasse

Tasse

2 Comments for this entry

  • gianni scrive:

    La verità sulle province è che sono cadute in un’onda di pura demagogia e populismo. Incidono ( E NON COSTANO) poco più dell’1% sul bilancio dello Stato, una goccia nel mare se si osservano quanto costano tutti gli altri enti ed istituzioni, considerando che sono soldi essenzialmente necessari per adempiere allo svolgimento di funzioni riconosciute da quella tanto decantata costituzione che viene spolverata a piacimento, a seconda del gradimento o meno. Dove sta il risparmio se aboliamo le province è trasferiamo i beni, il patrimonio, le funzioni, le competenze e i dipendenti ad altri enti? Un cambio di casacca porterà risparmi o aumenti di costi per mille ragioni? Senza considerare i disservizi e il caos. Molte funzioni provinciali non possono essere gestite né dai comuni o dalle unioni (entità troppo piccole e ristrette) né dalle regioni (entità troppo centraliste e lontane dai territori)…inutile prenderci in giro, se poi si vogliono affidare le scuole e le strade alle ditte private, allora siamo freschi, per non parlare di migliaia di enti, consorzi, aziende, agenzie, ATo ecc che svolgono funzioni spesso ignote e che costano un occhio ma che nessuno tocca, basterebbe accorparli alle province per avere un risparmio reale, visto che sono amminsitrate da presidenti, direttori, cda ecc. ,spesso nominati e non democraticamente eletti. Se la Corte Costituzionale ha bocciato i provvedimenti del Governo Monti un motivo ci sarà pure, e credo che il DDL presentato dal governo Letta sia in palese odore di anticostituzionalità…dovevano essere indette le elezioni per la prossima primavera, inutile prenderci per i fondelli, commissariare o prorogare l’istituto del commissariamento è davvero incredibile, roba all’italiana.
    Purtroppo non c’è la voglia e non so cos’altro di occuparsi dei veri problemi del Paese, e si perde tempo a parlare di province, 100 enti che sono diventati il problema – il male da estirpare, eppure 150 anni di storia o che esistono in tutti i paesi europei evoluti, non serve a far capire che è una pura propaganda senza logica.

  • Gisca scrive:

    Tutte le relazioni degli uffici parlamentari ai provvedimenti di riordino delle Province affermano che i risparmi non sono quantificabili; quindi non vengono scritti: cioè sono pari a 0. Dal 2011 esiste una norma che abbatte i costi della politica provinciale da 110 a 35 milioni. Perchè non si chiede un taglio anche ai costi della politica regionale e comunale (insieme valgono 1,4 miliardi)?